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Cappuccino e Brioches

Piove forte. Non ho l’ombrello, come al solito. In cambio sto usando la copia del Corriere della sera comprata stamattina da Piero, il mio giornalaio. Penso comunque che durerà ancora poco, già implora pietà. Corro, inzuppato dalla testa ai piedi, cercando di evitare le pozzanghere. Impresa pressoché impossibile con questo tempo. In una ci finisco dentro in pieno. Vedo da dietro gli occhiali bagnati e un po’ appannati la vetrina del bar, di là dalla strada. Attraverso, e per poco non mi faccio investire. Un clacson ruggisce spazientito alle mie spalle. Intanto mi infradicio anche la maglia mentre con la mano chiedo scusa. Il taxista si tranquillizza abbastanza velocemente. Sono davanti al bar, finalmente, uno di quei bar con l’insegna di legno appesa fuori. E’ il nostro bar preferito. Lì ci siamo incontrati, innamorati. Persi dietro a un cappuccino e una brioches. Ho i capelli che, per la pioggia, mi si sono appiccicati alla fronte. E lo stesso vale per la maglia e i pantaloni. Le scarpe sono praticamente da buttare. Il cielo di Milano è grigio. Di un grigio che tende al bianco, con nuvole che scaricano tutta la loro rabbia, tutto il loro dolore. Vorrei poterle consolare. Butto il giornale, o  ne quello che rimane, nel cestino lì vicino. Rimango sotto la pioggia. Dalla vetrina ti vedo. Sei bellissima. I capelli biondi ti incorniciano il volto angelico. Il tuo trucco è, come al solito leggero, le tue labbra sembrano ciliegie quasi mature grazie al rossetto. I tuoi occhi si muovono veloci sulle persone del locale. Quei profondi occhi azzurro mare in cui io mi sono perso, naufragato. Quelli dalle sfumature turchesi che mi stregano ogni volta. Il vestito nero ingentilisce le tue forme. Sembri un’attrice dei film di Fellini. E io ti amo. E mi dimentico della pioggia, di essere bagnato dalla testa ai piedi. Dimentico anche la giornata di lavoro. Entro nel bar. Il campanello sulla porta avvisa del mio arrivo. Ti giri a guardarmi e i nostri occhi si incontrano ancora. Due magneti. Ci salutiamo. Dici che sono troppo bagnato per un bacio, ti rovinerei il trucco. Ridiamo forte. Mi siedo al tavolo. Mi tolgo gli occhiali. Tu me li pulisci, con quell’attenzione materna che mi piace tanto. Mi piace quando ti prendi cura di me come se fossi una cosa preziosa, da proteggere. Ordiniamo un cappuccio e lo beviamo occhi dentro occhi. Restiamo minuti a guardarci, a studiarci, senza dire nulla. Ci nutriamo di emozioni che aleggiano nel locale, di sentimenti che mi trasmetti in silenzio, di battiti di cuore impercettibili. Pago io, fMattia Tortelli.accio il signore. Usciamo. E tu hai paura di bagnarti. Dici che hai paura ti coli il trucco e di prendere il raffreddore. Io non resisto. Ho voglia di baciarti sotto quel tuo ombrello rosso. Sembri una dea, la mia dea. Sei l’amore. Ne sono sicuro. E allora mi lascio trasportare. E ti abbraccio. Il tuo corpo ha un accenno di repulsione. Poi si lascia stringere, come una preda ghermita. Ti arrendi all’amore. Ci baciamo. E tu mi stringi. L’ombrello cade. Ci ritroviamo tutti e due sotto la pioggia. Ridi. Rido anche io. Stiamo ridendo come due bambini. Hai il trucco un po’ colato. Ma sei bella anche così. Ci baciamo in piedi, su un marciapiede, sotto la pioggia, con la gente che ci passa affianco e non si interessa del nostro amore. Per loro, in fondo, è un amore come tanti, uno di quelli che vengono e poi vanno. E invece noi restiamo. Esistiamo l’uno tra le braccia dell’altro. L’uno nell’abbraccio dell’altro. E in quel momento io mi sento vivo. Siamo i protagonisti di un film d’amore, di quelli strappalacrime. Con i nostri battiti a contatto, sento che saremo “per sempre”. E saremo solo se saremo insieme.

Mattia Tortelli

http://mattinchiostro.tumblr.com/

Author: omniablog

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