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Tra la scuola e… il basket

Ogni giorno andiamo a scuola e passiamo le prime cinque o sei ore della giornata circondati da una moltitudine di persone che non conosciamo o che pensiamo di conoscere solo perché sappiamo i loro nomi. La cosa interessante è che molte di queste persone possono essere dei veri e propri talenti (in ambito sportivo, musicale,ecc..) e possono essere capaci di insegnarci qualcosa. Con l’intervista riportata qui sotto vi farò scoprire un ragazzo particolarmente bravo con il pallone da basket. Lui è Andrea Pecchia e frequenta la 4°C scientifico.

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1- Quando e per quale motivo hai deciso di iniziare a giocare a basket?

Il basket è lo sport più bello al mondo. Ho iniziato a giocare a 5 anni nella meta 2000 a San donato,quindi sono ben 12 anni che pratico questo sport. Attualmente gioco a livello agonistico nel EA7 Emporio Armani. Sin da piccolo il basket è stato lo sport che fra tutti mi affascinava di più, infatti ero sempre con la palla in mano e sempre al campetto a fare due tiri. Ho deciso di praticare questo sport perché oltre ad essere bello,da vedere e da giocare, è anche qualcosa di più per me. Quando gioco a basket libero la mente da tutti i pensieri e mi concentro esclusivamente su ciò che devo fare. Gioco a basket anche perché è lo sport di famiglia. Mia madre e mio padre giocavano e giocano tutt’ora,come mio fratello.

 

2-Come ci si sente ad essere stato il capitano della propria squadra?

Quest’estate ho fatto il raduno con la nazionale in preparazione per i mondiali a Dubai. Il primo giorno di allenamento il nostro allenatore mi ha detto che sarei stato il capitano della squadra. Inizialmente non ci credevo ma dopo poco ho capito la grande responsabilità che mi aveva affidato e il duro compito che mi spettava nel compiere questo ruolo così importante. È stato difficile all’inizio ma in seguito sono riuscito a gestire la situazione. Dovevo essere sempre il primo a presentarmi alle riunioni, il primo ad arrivare a tavola per mangiare, il primo ad incitare un compagno in difficoltà. Dovevo essere un punto di riferimento per i miei compagni. Questo ruolo mi ha riempito di orgoglio perché non capita tutti i giorni di essere il capitano della propria nazione.

 

3-In una tua intervista rilasciata tempo fa hai riferito che dopo il liceo ti piacerebbe continuare il tuo percorso di studi iniziando a frequentare l’università. Come mai hai deciso di intraprendere questa strada per il tuo futuro?

Dopo il liceo, ho detto diverse volte che vorrei continuare a studiare e fare l’università, ma questo non vuol dire smettere di giocare a basket. Mi impegnerò ancora di più per riuscire a fare entrambe le cose. Ovviamente avendo una possibilità di lavoro con il basket cercherò in tutti i modi di sfruttare questa occasione. Il mio obiettivo è arrivare a giocare in serie A e magari avere anche una laurea.

 

4-Giocare a basket, ai tuoi livelli, occupa sicuramente molto tempo. Come hai fatto a conciliare passione, studio e amici?

Giocare a basket a questo livello sicuramente é un grande impegno. Ogni giorno devo prendere la metropolitana per andare ad allenarmi a Lotto e questo mi toglie sempre molto tempo. All’inizio mi sono trovato un po’ in difficoltà perché non riuscivo a conciliare tutto e spesso mi capitava di dover rinunciare a diversi impegni. Adesso mi sono abituato e sono riuscito a prendere il ritmo riuscendo a fare tutto. A volte devo rinunciare a qualcosa ma con tutti gli impegni che ho può capitare. Per studiare mi porto i libri anche in metropolitana e ripasso anche la sera dopo gli allenamenti. Per i miei amici cerco sempre di fare il possibile per riuscire a vederli e in quest’ultimo periodo sono riuscito ad uscire spesso e divertirmi con loro, cercando di esserci quando riuscivo. Ovviamente mi dispiace non potere uscire ma molto spesso è perché sono impegnato con il basket o perché sono troppo stanco e ho bisogno di riposare

 

5-L’estate scorsa ti sei recato a Dubai per giocare i mondiali UNDER17. Descrivici una tua giornata e il primo impatto a contatto con un paese che non avevi mai visto prima.

Giocare il mondiale a Dubai è stata un’esperienza fantastica. Appena arrivato lì sono rimasto sconvolto dal caldo che c’era(47 gradi). Si faceva fatica a respirare! Per questa ragione siamo stati costretti a correre nel pullman che ci aspettava poichè era l’unico posto dove c’era aria e siamo passati dai 47 gradi esterni ai 18 del pullman. Eravamo in un albergo molto bello, uno dei più grandi in cui sia mai stato. Le giornata erano organizzate in questo modo. La mattina dopo avere fatto una mega-colazione (c’era tutto il cibo possibile e immaginabile) andavamo in palestra ad allenarci facendo sempre il passaggio dalla temperatura dell’albergo ai 47 gradi esterni e poi ai 18 del pullman. Per questo motivo andavamo in giro sempre con la felpa, poichè tutti i posti erano sempre climatizzati. Dopo essere saliti in pullman andavamo ad allenarci per preparare la partita che sarebbe poi avvenuta nel pomeriggio. Prima di cena avveniva la riunione per discutere dell’incontro pomeridiano avvenuto. La sera si andava a dormire nelle stanze enormi in cui eravamo. Una delle cose di Dubai più spettacolari, che mi ha lasciato stupito nel guardarla, è stata la pista da sci dentro il centro commerciale. L’escursione climatica era pazzesca. Si passava dai 25 gradi del centro commerciale ai -8 della pista di sci. Ripeto, è stata un’esperienza veramente fantastica.

Alessia

Author: omniablog

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